L'attività ludica viene presa in considerazione non solo dalla pedagogia e dalla psicologia ma anche dalla filosofia. Sono molti infatti i filosofi che, nelle loro opere, trattano dell'importanza del gioco nello sviluppo dei bambini.
Nel corso del tempo sono state ipotizzate diverse teorie riguardanti la natura e il significato del gioco. Secondo H. Spenser l'attività ludica nasce dal bisogno di liberarsi da forze di natura biologico-istintuala ovvero il gioco è una strategia per innescare e poi scaricare energie represse. Inoltre questo autore intuisce che il gioco è fondamentale nel percorso evolutivo della personalità.
Per Schiller il gioco è fondamentale nella vita dell'uomo, egli infatti sostiene che: "l'uomo è pienamente tale solo quando gioca" poichè grazie al gioco si ritrova e impara a conoscere se stesso. Giocando l'individuo riesce a libarare la propria mente dai giudizi altrui e ha così la possibilità di scaricare la propria emotività ed istintualità.
Attraverso il gioco dunque il bambino inizia a conoscere la propria personalità, il proprio essere e questo è fondamentale poi per aprirsi verso gli altri, verso il mondo che lo circonda.
Un altro grande filosofo che parla del gioco è Fink.
lunedì 31 gennaio 2011
Pre-esrcizio e post-esercizio
Interessante è ricordare due teorie che sono nate in contrasto tra loro: quella del post-esercizio di H. Carr e quella del pre-esercizio di K. Groos.
Secondo la prima l'attività ludica servirebbe ad ottimizzare una nuova dinamica comportamentale; dunque secondo questa teoria ogniqualvolta il bambino perviene ad un nuovo schema di comportamento riesce attraverso il gioco a strutturarlo e perfezionarlo.
Secondo la teoria del pre-esercizio invece il gioco sarebbe l'elemento propedeutico alla vita adulta ovvero, grazie all'attività ludica il bambio si preparerebbe a quella attività che dovrà svolgere da adulto.
Secondo Gross dunque il gioco ha un valore educativo molto forte dal momento in cui aiuta il bambino a conoscere e a prepararsi al mondo degli adulti.
Queste due teorie sono state poi armonizzate da Piget il quale riconosce nel gioco la funzione cenrale nello sviluppo cognitivo, personale e della personalità.
Secondo la prima l'attività ludica servirebbe ad ottimizzare una nuova dinamica comportamentale; dunque secondo questa teoria ogniqualvolta il bambino perviene ad un nuovo schema di comportamento riesce attraverso il gioco a strutturarlo e perfezionarlo.
Secondo la teoria del pre-esercizio invece il gioco sarebbe l'elemento propedeutico alla vita adulta ovvero, grazie all'attività ludica il bambio si preparerebbe a quella attività che dovrà svolgere da adulto.
Secondo Gross dunque il gioco ha un valore educativo molto forte dal momento in cui aiuta il bambino a conoscere e a prepararsi al mondo degli adulti.
Queste due teorie sono state poi armonizzate da Piget il quale riconosce nel gioco la funzione cenrale nello sviluppo cognitivo, personale e della personalità.
domenica 9 gennaio 2011
Winnicott e gli oggetti transizionali
Inizialmente il bambino è totalmente legato alla madre, nei primi anni di vita c'è una sorta di fusione tra madre e figlio. Successivamente però la madre deve fare in modo che il bambino si stacchi da lei e crei un proprio io.
Per compiere questo viaggio il bambino si serve di quelli che Winnicot definisce "oggetti transizionali"; questi sono oggetti particolari come ad esempio una coperta o un pupazzo che stanno ad indicare quella transiozione dallo stato di fusione con la madre a quello in cui la madre viene vista come qualcosa di esterno e separato da noi.
Secondo Winnicott l'uso di questi oggetti transizionali segna la prima esperienza di gioco.
Il gioco è secondo questo autore un'esperienza creativa che permette al bambino di trovare se stesso e di entrare in contatto con il proprio sè dal momento in cui è proprio l'utilizzo di questi oggetti transizionali che portano il bambino a creare prima e ad esprimere poi la propria personalità staccandosi dalla mamma.
Per compiere questo viaggio il bambino si serve di quelli che Winnicot definisce "oggetti transizionali"; questi sono oggetti particolari come ad esempio una coperta o un pupazzo che stanno ad indicare quella transiozione dallo stato di fusione con la madre a quello in cui la madre viene vista come qualcosa di esterno e separato da noi.
Secondo Winnicott l'uso di questi oggetti transizionali segna la prima esperienza di gioco.
Il gioco è secondo questo autore un'esperienza creativa che permette al bambino di trovare se stesso e di entrare in contatto con il proprio sè dal momento in cui è proprio l'utilizzo di questi oggetti transizionali che portano il bambino a creare prima e ad esprimere poi la propria personalità staccandosi dalla mamma.
sabato 1 gennaio 2011
il gioco: non solo sviluppo cognitivo
Secondo alcuni autori il gioco non aiuta solo nello sviluppo cognitivo come sosteneva Piaget; Vygotskij, psicologo russo, sosteneva infatti che l'attività ludica è fondamentale anche per lo sviluppo affettivo ed umano del bambino.
Attraverso il gioco il bambino impara a relazionarsi con gli altri e quindi a creare rapporti con chi gli sta intorno, con gli altri bambini che giocano con lui; con il gioco il bambino riesce a dare vita a nuove amicizie e quindi svilupparsi anche sul piano affettivo e non solo cognitivo.
Questo autore critica anche le visioni del gioco come mezzo non finalistico e non produttivo dal momento in cui egli sostiene che questa attività costituisce un importante elemento di crescita e sia essenziale per la definizione della personalità in tutti i suoi aspetti.
Attraverso il gioco il bambino impara a relazionarsi con gli altri e quindi a creare rapporti con chi gli sta intorno, con gli altri bambini che giocano con lui; con il gioco il bambino riesce a dare vita a nuove amicizie e quindi svilupparsi anche sul piano affettivo e non solo cognitivo.
Questo autore critica anche le visioni del gioco come mezzo non finalistico e non produttivo dal momento in cui egli sostiene che questa attività costituisce un importante elemento di crescita e sia essenziale per la definizione della personalità in tutti i suoi aspetti.
lunedì 27 dicembre 2010
La psicologia e il gioco
Sono molti i pedagogisti che si sono occupati di dimostrare l' importanza del gioco, nonostante ciò bisogna ricordare che è la psicologia che più di ogni altra disciplina ha visto nel gioco il protagonista dello sviluppo psicologico e ancor più di quello della personalità del bambino.
Il primo autore che se ne occupò fu Sigmund Freud il quale vide nei giochi il tentativo da parte dei bambini di imitare il padre e ricoprirne il suo ruolo, mentre da parte delle bambine di attuare quell'autorità che le viene negata. Freud dunque segnalerà l'attivazione del processo di identificazione.
Ci sono altri psicologi che nel corso del tempo si sono occupati nuovamente della funzione educativa del gioco; un esempio è Vygotskij.
Il primo autore che se ne occupò fu Sigmund Freud il quale vide nei giochi il tentativo da parte dei bambini di imitare il padre e ricoprirne il suo ruolo, mentre da parte delle bambine di attuare quell'autorità che le viene negata. Freud dunque segnalerà l'attivazione del processo di identificazione.
Ci sono altri psicologi che nel corso del tempo si sono occupati nuovamente della funzione educativa del gioco; un esempio è Vygotskij.
Froebel e l'importanza del gioco
Froebel è un pedagogista tedesco vissuto tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800.
Questo autore ha dato grande importanza al gioco da lui considerato come una spontanea attività creatrice e pratica fondamentale per lo sviluppo e non come puro divertimento.
Proprio per questo suo interesse al gioco come pratica fondamentale per lo sviluppo dei bambini, si occupò della trasformazione degli asili infantili in strutture educative; a tale proposito vengono idealizzati i giardini d'infanzia, spazi attrezzati per il gioco e il lavoro infantile e per le attività di gruppo.
Per assecondare il processo educativo del bambino Foebel aveva deciso di far giocare i bambini con dei determinati strumenti che lui chiama "doni"; questi sono la palla , il cilinro, il cubo scomponibili in vari pezzi. Giocando con questi doni il bambino aquisiva il senso del rapporto tra le parti e il tutto e le prime abilità costruttive.
Per Froebel il gioco era così importante da dover essere ritenuto un vero e proprio diritto dell'infanzia. Secondo lui il gioco era per i bambini l'equivalente del lavoro per gli adulti, dunque fondamentale per crescere; attraverso il gioco il bambino sviluppa il linguaggio, il disegno, l'attività logica, la cratività ed inoltre, sosteneva questo autore, era fondamentale per stabilire rapporti con sè, con gli altri e con la realtà esterna.
Questo autore ha dato grande importanza al gioco da lui considerato come una spontanea attività creatrice e pratica fondamentale per lo sviluppo e non come puro divertimento.
Proprio per questo suo interesse al gioco come pratica fondamentale per lo sviluppo dei bambini, si occupò della trasformazione degli asili infantili in strutture educative; a tale proposito vengono idealizzati i giardini d'infanzia, spazi attrezzati per il gioco e il lavoro infantile e per le attività di gruppo.Per assecondare il processo educativo del bambino Foebel aveva deciso di far giocare i bambini con dei determinati strumenti che lui chiama "doni"; questi sono la palla , il cilinro, il cubo scomponibili in vari pezzi. Giocando con questi doni il bambino aquisiva il senso del rapporto tra le parti e il tutto e le prime abilità costruttive.
Per Froebel il gioco era così importante da dover essere ritenuto un vero e proprio diritto dell'infanzia. Secondo lui il gioco era per i bambini l'equivalente del lavoro per gli adulti, dunque fondamentale per crescere; attraverso il gioco il bambino sviluppa il linguaggio, il disegno, l'attività logica, la cratività ed inoltre, sosteneva questo autore, era fondamentale per stabilire rapporti con sè, con gli altri e con la realtà esterna.
martedì 7 dicembre 2010
La mia riflessione...
Da ciò che ci dice Piaget possiamo capire come l'istinto del gioco emerge già in tenera età, egli infatti ci dice che già all'età di un anno il bambino mostra una certa attutudine nel gioco.
Condivido molto ciò che Piaget afferma riguardo l'attività ludica; come questo autore anch'io credo che il gioco, e in particolar modo quello di gruppo, sia una delle componenti fondamentali per lo sviluppo sia cognitivo che relazionale dal momento in cui abitua alla competizione, al confronto con gli altri, alla riflessione, al rispetto delle regole e degli altri individui che stanno giocando.
Per questi motivi credo inoltre che il gioco aiuti al bambino ad entrare, a prendere confidenza ed infine ad addattarsi al mondo degli adulti a cui sta andando incontro.
Condivido molto ciò che Piaget afferma riguardo l'attività ludica; come questo autore anch'io credo che il gioco, e in particolar modo quello di gruppo, sia una delle componenti fondamentali per lo sviluppo sia cognitivo che relazionale dal momento in cui abitua alla competizione, al confronto con gli altri, alla riflessione, al rispetto delle regole e degli altri individui che stanno giocando.
Per questi motivi credo inoltre che il gioco aiuti al bambino ad entrare, a prendere confidenza ed infine ad addattarsi al mondo degli adulti a cui sta andando incontro.
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